Si narra che il famoso fisico Isaac Newton (1642-1727) ebbe un gatto. Il felino, di cui non conosciamo il nome, non lo aiutò nei suoi studi sulla gravità ma, grazie alla propria testardaggine, lo spinse (costrinse?) a elaborare qualcosa di molto più pratico, un’invenzione destinata a facilitare gli spostamenti dei gatti di tutto il mondo e ad alleggerire i loro umani di un compito ripetitivo. Come molti suoi colleghi, infatti, il gatto aveva l’abitudine di entrare e uscire da casa con grande frequenza, costringendo lo scienziato a interrompere il proprio lavoro per svolgere il compito di portiere. Stanco di tale incombenza, la leggenda narra che Newton ideò una gattaiola, ovvero un buco nella porta grazie al quale il micio potè varcare la soglia a piacimento senza bisogno di aiuto da parte di nessuno. Un’invenzione apparentemente semplice, ma diffusasi rapidamente e grazie alla quale, ancora oggi, gatti e umani hanno notevolmente migliorato la propria convivenza. Dopotutto, fu proprio Newton a dire che “la verità si trova sempre nella semplicità, e non nella complessità e confusione delle cose.”
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venerdì 13 novembre 2015
martedì 10 novembre 2015
IL PUNTO DI VISTA DEI BIMBI
Animale domestico sì o animale domestico no? Che cosa ne pensano i bambini? I bambini tendono quasi sempre a esprimersi in maniera entusiasta nei confronti degli animali di ogni specie. Solo pochissimi hanno un atteggiamento indifferente, o a addirittura negativo (e in questo caso sarebbe il caso di indagare sulle motivazioni). L’entusiasmo aumenta quando si tratta di animali familiari, che vivono nelle loro case. Bambini che non hanno animali domestici, invece, hanno dimostrato di provare una certa frustrazione riguardo tale “mancanza”, anche se il più delle volte comprendono le motivazioni dei genitori nel non volere un animale. Sta di fatto che i bambini che convivono con un animale dipingono tale rapporto come appagante, traendone anche una sensazione di utilità. Ai loro occhi (e in parte è vero) l’animale ha bisogno di loro, per il cibo e le passeggiate, responsabilizzandoli e facendoli sentire utili. L’animale, poi, li spinge a comunicare anche con gli altri esseri umani. Bambini solitamente timidi o inibiti tendono infatti a diventare più colloquiali se gli si chiede di parlare del loro “amico” a quattro zampe. Allo stesso modo, bambini abitualmente più aggressivi, diciamo un po’ troppo vivaci, diventano più tranquilli e costruttivi di fronte a un dialogo sul loro animale da compagnia.
giovedì 5 novembre 2015
EMOZIONI BESTIALI
I cani amano? Odiano? Provano dolore? Da secoli filosofi e scrittori sostengono di sì, e ora anche la scienza si schiera a favore di questa ipotesi.
La dottoressa Patricia McConnell, autrice del libro “For the love of a dog”, spiega che le emozioni sono qualcosa di inafferrabile, ma che si può facilmente osservarne le conseguenze dato che causano nell’individuo variazioni organiche, mutamenti di espressione, e via dicendo. In altre parole, se si prova paura il corpo reagisce con sudorazione, irrigidimento dei muscoli, produzione di adrenalina, dilatazione delle pupille, ecc. Reazioni che in parte notiamo anche nei cani, senza contare che la paura è una delle emozioni base per la sopravvivenza.
Il professore di biologia Mark Bekoff, in “The Emotionals life of Animals”, arriva ad affermare che “argomentare contro l’esistenza delle emozioni negli animali è cattiva biologia.” Questo etologo statunitense ha incentrato i suoi studi proprio sulla vita emozionale degli animali, abbinando l’osservazione sul campo con le ricerche scientifiche nel campo della neurologia e delle scienze comportamentali. Bakoff sostiene che è assurdo non riconoscere un’identità agli animali, considerandoli come individui, personalità ricche, con una mente collegata ad emozioni, esseri senzienti con complesse vite affettive.
Il problema principale, nell’affrontare la questione delle emozioni dei cani (ma anche di altri animali), resta quello della dimostrazione. Un essere umano parla, quindi è in grado di comunicare con dovizia di particolari ciò che prova, e di discuterne con i propri simili. Un cane, invece, non può farlo. In realtà, non è del tutto vero, dato che anche i cani utilizzano forme di comunicazione proprie, come l’abbaiare o la gestualità del corpo (in particolare lo scodinzolare), ma sono certo meno sofisticate della parola, talvolta poco comprensibili dagli uomini e, soprattutto, scarsamente considerate da questi ultimi su un piano scientifico. Uno scienziato, Gregory Berns, ha pensato di risolvere il problema con un’esperimento semplice e complesso al medesimo tempo. Questo neuroscienziato americano per determinare l’esistenza e il tipo di sentimenti dei cani non si è basato sui comportamenti degli stessi, ma sull’attivazione di zone del cervello, comparando i dati con quanto avviene nelle persone. Per farlo, Berns ha dato vita al “Dog Project” e per circa due anni ha sottoposto dei cani a delle risonanze magnetiche, con l’obiettivo di comprendere quali parti del loro cervello si attivano in seguito a stimoli precisi. Partito con due cani appartenenti alla sua famiglia, ha allargato il numero di animali fino ad arrivare a una dozzina. La cosa più difficile è stata “convincere” i soggetti a effettuare il test. I cani volontari non erano né sedati né legati, altrimenti non sarebbe stato possibile studiare le funzioni di un cervello, soprattutto quelle attinenti la percezione e le emozioni. Tutti i proprietari dei cani sottoposti allo studio avevano la facoltà di abbandonare il test in caso di manifestazione di disagio del cane. È stato quindi utilizzato un addestratore per insegnare ai cani a entrare nel tunnel della risonanza magnetica e a rimanere perfettamente fermi per circa trenta secondi all'interno, senza essere spaventati dai rumori del macchinario. Dopo mesi di allenamento, prove ed errori, Berns è riuscito a tracciare le prime mappe cerebrali dei cani e a paragonarle con quelle dell’uomo. Nell'uomo si illuminano alcune parti cerebrali in associazione a sentimenti di piacere o in anticipazione di determinati eventi (cibo, amore e denaro). La parte cerebrale interessata è il "nucleo caudato" che è situato tra il ponte e la corteccia cerebrale. Lo stesso avviene con i cani, il cui nucleo caudale si attiva in presenza di cibo, o al sopraggiungere del proprietario oppure in presenza di odori umani, in pratica ogni qualvolta sono sottoposti a stimoli positivi, dimostrando che possono provare esperienze emozionali e che hanno un livello di sensibilità comparabile a quella di un bambino.
Berns ha anche scritto un libro sull’argomento, “How Dogs Love Us”, nel quale ha intrecciato le esperienze quotidiane con i cani di famiglia con la suddetta ricerca, creando un testo di divulgazione di facilissima comprensione. Inoltre, si è posto una domanda: “Che cosa pensano gli animali?” La risposta è tutto sommato semplice: “Pensano quello che noi pensiamo”, ovvero non solo provano le nostre stesse emozioni, ma spesso le condividono, grazie a un legame con gli esseri umani sviluppato nel corso dei millenni.
C’è poi la “questione” chimica, troppo complessa per essere esaurientemente trattata in questa sede, ma che necessita almeno di un accenno. Se le nostre emozioni sono frutto di reazioni chimiche che avvengono nel nostro cervello e nel sistema nervoso periferico, e se i cani “funzionano”, da un punto di vista chimico, all’incirca come gli esseri umani, perché non dovrebbero aver una sfera emotiva simile alla nostra? L’emissione della serotonina (neurotrasmettitore che nel sistema nervoso riveste un ruolo centrale nella gestione dell’umore) è tipica degli esseri umani come dei cani, giocando per entrambi un ruolo fondamentale nella regolazione delle emozioni.
Tutte queste disquisizioni scientifiche, per quanto estremamente importanti, appariranno tuttavia superflue a chi vive con un cane. Qualsiasi essere umano che abbia stretto un rapporto non superficiale con questi splendidi animali, affermerà con certezza che basta guardarli con attenzione negli occhi o osservarne i comportamenti per comprendere immediatamente quante emozioni passino per la loro testa.
mercoledì 28 ottobre 2015
GATTI & HALLOWEEN
Uno stupido pregiudizio sui gatti neri ritiene siano portatori di sfortuna. Una credenza che ha radici nel Medioevo, ed è possibile abbia avuto inizio poiché i gatti neri, poco visibili di notte, potevano finire tra le zampe dei cavalli o sotto le ruote delle carrozze causando incidenti. Ma più probabile è che il colore nero fosse abbinato all’oscurità, e quindi al male, idea cui si sommava il fatto che i gatti erano ben visti nelle religioni pagane. I gatti neri venivano così accusati di ogni sorta di stregoneria, di essere creature del diavolo e compagni di fattucchiere, finendo per essere attaccati persino dalla Chiesa cristiana. Tra le tante dicerie e malignità, la più diffusa è proprio quella del gatto nero portatore di malasorte, una stolta convinzione che ha provocato l’uccisione di una moltitudine di queste innocenti creature.
I gatti neri, inoltre, venivano spesso associati alle streghe. Già nel 1600 molti credevano all’esistenza della fattucchiere, ritenendole legate al diavolo e che andassero perseguite, arse sui roghi per essere “liberate” dal male. Stessa sorte toccava ai gatti, considerati incarnazione stessa delle streghe, ritenuti animali che comparivano dal nulla durante la notte. Per questo in quegli anni di superstizioni e fervore religioso repressivo, tutti i gatti venivano perseguitati, sia da protestanti sia da cattolici, tanto che in Europa si rischiò l’estinzione della specie. Ai gatti neri, tuttavia, veniva riservato un trattamento peggiore di altri. Per farla breve, con la nascita della festa di Halloween, nella quale streghe e mostri vari diventano protagonisti, anche i gatti neri rivendicano il proprio spazio. Fortunatamente non siamo più nel 1600, quindi sono diventati un aspetto divertente e folcloristico della festa, immortalati su poster e cartoline, maschere e dolciumi vari. Attenzione, qualche idiota che se la prende con i gatti neri però è rimasto in giro, quindi fate attenzione ai vostri amici a quattro zampe durante il periodo di Halloween.
sabato 24 ottobre 2015
SEI CONSIGLI PER HALLOWEEN
1 Non fate uscire di casa i vostri amici animali da soli durante la notte di Halloween (ma neanche durante il giorno e in quello successivo). Purtroppo qualche stupido potrebbe interpretare male la festa ed essere troppo esuberante, o pronto a fare scherzi cattivi agli animali, in particolare ai gatti neri.
2 Non date dolcetti a cani e gatti. Ciò che è buono per uomo può rivelarsi letale per un animale, come il cioccolato.
3 Attenzione alle candele accese e alle zucche lanterna con fuoco, poiché gli animali possono bruciarsi. Meglio quelle con lucine a batterie. Inoltre, cuccioli troppo esuberanti potrebbero mangiarsi le candele profumate, molto nocive per il loro stomaco.
4 Vestire il vostro cane a tema può essere divertente, ma non fatelo se l’animale è riluttante. E, in ogni caso, limitatevi a cose molto semplici (tipo un cappello) che non gli diano fastidio e non gli impediscano di muoversi liberamente.
5 Trattandosi di un giorno ricco di confusione, il vostro animale potrebbe essere impaurito o scappare. Assicuratevi, quindi, che indossi un collarino col vostro numero di telefono.
6 Se distribuite dolcetti ai bambini che bussano alla vostra porta, assicuratevi che i vostri animali non si trovino nella stanza con la porta d’ingresso. Potrebbero spaventarsi di fronte a sconosciuti abbigliati in modo stravagante e scappare. Oppure potrebbero mordere i nuovi arrivati scambiandoli per persone pericolose.
venerdì 23 ottobre 2015
martedì 20 ottobre 2015
RIDURRE I RUMORI
1 Modulare il tono della voce. Usare la voce come se si fosse a una cena romantica, non a un concerto rock.
2 Eliminare la suoneria del cellulare. Meglio usare la vibrazione, o comunque impostare una suoneria tranquilla e molto bassa.
3 Comportarsi in modo calmo in sala d’attesa. Aspettando il proprio turno per la visita, non parlare molto e farlo con tono basso e pacato. Evitare di far abbaiare il proprio cane in presenza di altri animali.
4 Prestare attenzione alle porte. Aprire e chiudere le porte dell’ambulatorio e quelle delle gabbiette con calma e senza sbatterle.
domenica 11 ottobre 2015
giovedì 8 ottobre 2015
IL FUMO FA MALE (anche) AGLI ANIMALI
Che il fumo passivo faccia male agli uomini lo si sa da molto tempo, anche se limitarlo è stata (e per certi versi lo è ancora) una dura battaglia. Ora un paio di associazioni veterinarie inglesi, la BVA (British Veterinary Association) e la BSAVA (British Small Animals Veterinary Association) segnalano che il fumo passivo crea problemi anche ai nostri amici a quattro zampe. A confermarlo, un recente studio (2012) finanziato da PetSavers, una divisione della British Small Animal Veterinary Association che ha dimostrato una correlazione tra i livelli di nicotina rilevati nel pelo dei cani e la loro esposizione alle sigarette in casa. Proprio come accade con gli uomini, l’esposizione dei cani e dei gtti al fumo passivo può causare seri danni alla loro salute, fino ad aumentare il rischio di sviluppare il cancro.
martedì 6 ottobre 2015
NEWSLETTER OTTOBRE
Avete ricevuto via mail la nostra Newsletter gratuita di ottobre? Se no, potete richiederla inviando una mail a: info@clinicaveterinariaparabiago.it. Buona lettura.
venerdì 25 settembre 2015
martedì 22 settembre 2015
ATTENTI AL FUOCO
Per gli animali, soprattutto i gatti, le fonti di calore sono uno dei pericoli principali. I felini amano il caldo, ma sono abbastanza furbi da non gettarsi nel fuoco. Tuttavia, avvicinandosi alle fiamme dei fornelli possono bruciarsi il pelo, i baffi e le sopracciglia. In genere questo non comporta danni, ma se la zona di pelo che prende fuoco è vasta le cose cambiano. Più pericolose sono le pentole piene d’acqua bollente, perché rovesciandosele addosso potrebbero procurarsi ustioni peggiori che non col fuoco. Si consiglia quindi di usare sempre i fuochi del fornello più lontani da terra, di non lasciare pentole in bilico o prive di coperchio. Attenzione anche a camini e stufe. Per i primi, meglio dotarli di parascintille, poiché i gatti amano appisolarsi davanti alle fiamme e qualche scintilla vagante potrebbe colpirli. La stufe, pur non presentando fiamme aperte, sono le più pericolose poiché sono roventi e, non sapendolo, il gatto di casa potrebbe saltarvi sopra ustionandosi i polpastrelli. Stufe a legna sono quindi sconsigliate se si hanno gatti, nessun problema invece con quelle a pallets la cui superficie non scotta.
Se nonostante tutte queste precauzioni il gatto dovesse scottarsi, per il primo soccorso delle ustioni leggere si deve applicare acqua fredda o un impacco di ghiaccio lasciandolo in contatto per 15 minuti. Non bisogna invece spalmare olio, burro o pomate.
mercoledì 16 settembre 2015
RINGHIO O SORRISO?
lunedì 14 settembre 2015
ATTENTI AL GATTO!
Dopo il post dedicato ai cartelli sui cani da guardia, non potevamo esimerci dal fare lo stesso con i gatti. E voi avete un cartello che metta in guardia i passanti riguardo la pericolosità del vostro micio?
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