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il nostro staff
venerdì 20 maggio 2016
domenica 8 maggio 2016
giovedì 5 maggio 2016
CAMPAGNA MICROCHIP PER GATTI
Chiariamo subito che il microchip per i gatti NON è obbligatorio (al contrario di quello per i cani). Tuttavia, qui in clinica consigliamo di metterlo. Vediamo perché.
1 Spostamenti all’estero. Nel caso voleste portare il vostro gatto in vacanza con voi, o addirittura trasferirvi all’estero, vi servirà tra le altre cose (vaccinazione, passaporto) anche il microchip.
2 Recupero animale smarrito. Nel caso il gatto dovesse perdersi e venisse trovato da un estraneo, basterà la lettura del microchip per farlo tornare tra le braccia dei suoi padroni.
3 Deduzione dall’imponibile. Per scaricare le spese di medicinali e spese veterinarie dalla dichiarazioni dei redditi il gatto deve essere identificabile tramite microchip. In altri post abbiamo sottolineato che le cifre scaricabili sono molto basse, ma meglio che niente.
Come funziona? dopo una visita medica, un nostro veterinario inoculerà nel micio un dispositivo elettronico di identificazione (il microchip, appunto). Si tratta di una procedura semplice (praticamente un’iniezione) e quasi indolore. Poi inserirà il numero di microchip in un apposito database assieme ai dati del proprietario ai segni identificativi del gatto (nome, razza, sesso, età, colore del mantello, eventuale sterilizzazione). Per leggere il microchip è necessario un lettore (lo stesso usato con i cani) di cui sono generalmente in possesso veterinari, vigili urbani, canili, ecc., proprio per poter rintracciare il proprietario.
Per incentivare la diffusione del microchip, la Clinica Veterinaria Parabiago effettuerà visita del gatto e inoculazione del microchip al costo di 40 euro fino al 30 agosto 2016. Basterà telefonare al numero 0331556605 e fissare un appuntamento.
giovedì 28 aprile 2016
LULLI, IL NATALE E IL GRINCH
In Clinica talvolta arrivano casi (e pazienti) più complessi di altri, che possono evolversi in modi inaspettati. Abbiamo chiesto al Dottor Luca Redaelli di raccontarcene qualcuno. Inizialmente ha opposto un po' di resistenza, ma poi ha collaborato. Ecco, quindi, la sua prima storia, quella di Lulli.
Primi di dicembre 2015. La clinica attraversa un periodo abbastanza tranquillo, senza casi particolarmente difficili. Il Natale incombe, e nonostante la mia fama di Grinch acconsento (dopo estenuanti insistenze dei miei collaboratori) all’allestimento del classico abete addobbato in sala d’aspetto.
Nel primo pomeriggio faccio il mio ingresso in ambulatorio per il consueto giro di visite. Mi imbatto in quattro colleghi che parlano con Biba, la nostra Brigitte Bardot in nero, e intuisco che c’è un problema. “OK!” penso, “affrontiamolo.”
“Sai Luca”, iniziano a spiegare, “ci hanno portato una cagnolina bellissima, recuperata in una cascina…”
“Bene”, ribatto, “vuol, dire che ha un proprietario, no?” Grosso errore, non fare una domanda se si sospetta che la risposta non ci piacerà.
“No, è stata portata qui da una volontaria. È stata investita da una macchina circa venti giorni fa e da quel giorno non si alza. Inoltre, non mangia da almeno tre giorni.”
“OK, vediamola”, dico mentre mi infilo il camice. Si trattava di un cane, femmina, da gregge, di circa sei mesi d’età. Non riusciva ad alzarsi, tantomeno a camminare. Magrissima, sporchissima e con una grossa piaga da decubito su un fianco. Le avevano già fatto delle lastre, da cui si evidenziava una frattura bilaterale del bacino. La rivisito e cerco di farla stare sulle zampe, le provo i riflessi… Non è una bella situazione. Parlo con i miei colleghi e Biba. Spiego che non me la sento di affrontare il caso, perché l’animale sembra parzialmente paralizzato e temo che un intervento possa crearle solo dolore senza portare ad alcun risultato. Si dovrebbe anche riflettere su una possibile eutanasia. Un termine che fa, giustamente, paura ma che in casi estremi diventa l’unica strada percorribile. Chiedo ai colleghi di garantirle le prime cure, di darle dell’antidolorifico e di alimentarla. Anche di parlare con la volontaria, Lorenza, che conosciamo da tanti anni, perché prenda una decisione, che potrebbe anche essere chiedere un altro consulto a una clinica differente.
Il giorno successivo torno in ambulatorio e ritrovo la piccola nella stessa gabbia, pulita, rasata e… scodinzolante. Dopo dieci minuti chiama Lorenza, in lacrime. Dice che dobbiamo fare qualcosa, non vuole portarla altrove, men che meno sopprimerla. Io le spiego come la penso, le sottolineo i miei dubbi, i timori sulle condizioni neurologiche e sulla probabile paralisi. A quel punto Lorenza mi dice di averla vista alzarsi, o meglio tentare di alzarsi appoggiando una zampa.
“IMPOSSIBILE!”, penso, ma decido di prendere tempo. Svolgo il lavoro della giornata e rientro a casa. Il giorno dopo torno in clinica la mattina molto presto e porto da casa alcune fette di bresaola. La giornata è freddina, ma si preannuncia bella. Prelevo la cucciola e la depongo sul prato del giardino. Le faccio annusare la bresaola e poi metto quest’ultima su un piatto a circa dieci metri di distanza. Rientro, chiudo la porta e spio dai vetri. La cagnolina comincia a guardarsi intorno, alza il muso e annusa l’aria fresca del mattino. Ha sentito la bresaola. Io continuo a pensare che non si possa alzare. Dopo qualche minuto nel silenzio più assoluto, e dopo essersi guardata attorno diverse volte, la piccola decide di tentare di raggiungere la bresaola. Sposta in avanti testa e busto, si inarca, punta la zampa sinistra, trascina la destra e raggiunge l’obiettivo! Prende la bresaola e si lascia cadere a terra mentre comincia a mangiare.
“OK, Luca, BISOGNA FARE QUALCOSA, aveva ragione Lorenza.”
Il giorno successivo riparlo con Lorenza e alcuni suoi amici volontari, chiedendo loro se riescono a farsi cedere il cane e se sono disposti a sostenere parte delle spese mediche. Il proprietario non ne vuole più sapere (ma guarda un po’…) e Lorenza raccoglie i fondi necessari. La cagnolina viene battezzata Lullaby, o sinteticamente Lulli.
Decido di fare un doppio intervento, bacino da una parte e femore dall’altra, preceduto da una TC, volgarmente detta tac, per una valutazione più completa.
Vado via per un paio di giorni e al mio rientro, non appena mi vede, Lulli scodinzola con grinta e messa sul prato riesce a sostenersi sulla zampa sinistra, senza neanche bisogno della bresaola. Cambio piano operatorio. Scelgo di intervenire solo sul bacino dal lato in cui Luli ha un grosso deficit neurologico causato da una lesione del nervo sciatico in seguito all’incidente, avvenuto ormai venticinque giorni prima. Non intendo toccare il femore sinistro sperando che pian piano la piaga da decubito guarisca.
Il giorno successivo, dopo la preparazione della placca, facciamo l’intervento. Tutto fila liscio. Posizioniamo un catetere vescicale per fare in modo che Lulli rimanga più pulita possibile, vista l’incontinenza urinaria neurologica.
A distanza di quarantotto ore dalla chirurgia inizia il periodo di recupero. Aiutata da tutti i medici veterinari della clinica, in particolare dalla fisioterapista, viene aiutata a fare ginnastica.
A distanza di circa sette giorni dall’intervento è in grado di alzarsi e camminare da sola, anche se trascinando la zampa destra. L’inverno mite e secco ha facilitato il compito, consentendo di portatala fuori, sul prato, parecchie volte.
Dopo quattordici giorni noto che Lulli tentava di riposizionare la zampa in maniera corretta, recuperando in tal modo, seppur lentamente, la lesione neurologica. Insomma, cammina autonomamente, magari non perfettamente ma cammina!
Due giorni dopo Lulli trova anche casa, adottata da una veterinaria della clinica, la biondissima Stefania. Un bel regalo di Natale per tutti, bipedi e quadrupedi.
Niente male per un Grinch in camice azzurro, vero?
venerdì 22 aprile 2016
UN ARTICOLO INTERESSANTE
La rivista "La professione veterinaria" (non cercatela in edicola, è una rivista per addetti ai lavori venduta su abbonamento) pubblica un interessante articolo sul benessere animale.
mercoledì 20 aprile 2016
LA NOSTRA TAC
TAC è l'acronimo di Tomografia Assiale Computerizzata. In inglese è detta TC o CT (Computer Tomography). Si tratta di una metodica di diagnostica per immagini che sfrutta le radiazioni. È in grado di rappresentare il corpo del paziente in sezioni (tomografia) secondo piani assiali, cioè con tagli trasversali. Il tubo radiogeno, l’elemento che emette i raggi X, ruota attorno al paziente, che sta sdraiato su un lettino che si muove orizzontalmente. Il campo di applicazione della TAC è molto vasto: si va dal campo neurologico a quello scheletrico fino all'oncologico.
giovedì 7 aprile 2016
UN CANE CI CURERÀ
Ormai è noto ai più che gli animali, in particolare gatti e cani sono in grado di apportare un influsso positivo alla sfera emotiva umana grazie alla pet therapy, la terapia dolce che prevede l’interazione tra uomini e non. Ma i cani hanno influito in modo ben più incisivo sul benessere fisico dei loro migliori amici.
George è uno Schnauzer che ha dimostrato che i cani sono in grado di fiutare i tumori. L’idea è venuta a fine anni Novanta ad Armand Cognetta, un dermatologo della Florida, dopo aver letto un articolo sulla rivista medica The Lancet. Rivoltosi a un celebre cinofilo, gli chiese aiuto per trovare un cane adatto all’esperimento. La scelta cadde proprio su George, a causa della sua abilità nel rintracciare esplosivi tramite fiuto. Gli venne quindi insegnato a ritrovare provette nascoste contenenti melanomi maligni, dopodichè venne lasciato libero in mezzo ad alcuni pazienti affetti da tumori alla pelle, individuandone sei su sette. Da allora in diversi centri specializzati fervono studi per utilizzare i cani quali “mezzi” di diagnosi di tumori e in alcuni di questi la ricerca si è già trasformata in metodo.
lunedì 4 aprile 2016
DA BERE AGLI ASSETATI
I gatti solitamente non bevono molta acqua, certamente meno dei cani (e non solo per questioni di differenti dimensioni), tuttavia l’acqua è vitale anche per loro. Per questo le ciotole dell’acqua devono essere sempre pulite e costantemente rifornite di acqua fresca. Mediamente, un gatto dovrebbe bere giornalmente ottanta millilitri di acqua per ogni chilogrammo di peso. Diciamo, all’incirca uno dei nostri bicchieri d’acqua. È difficile essere precisi, anche perché dipende in parte dal tipo di cibo che mangia. Quello secco richiede più acqua, quello umido di meno. Inoltre, quanti di voi sanno dire con precisione il quantitativo di acqua che bevono al giorno? Una cosa è certa, preferiscono l’acqua corrente a quella statica. Anche in questo caso non c’è una spiegazione precisa, ma l’acqua corrente solitamente è più fresca. Dopotutto anche gli esseri umani preferiscono un bel bicchierone d’acqua appena uscito dal rubinetto a uno rimasto sul tavolo per delle ore. Se non volte abituare i vostri gatti a bere dal rubinetto della cucina (ve lo sconsigliamo, altrimenti vi perseguiteranno ogni volta che lo aprirete) vi consigliamo di comprargli una fontanelle apposta per loro. In commercio se ne trovano di molti tipi, anche economiche.
Forti variazioni nel consumo di acqua possono indicare problemi di salute. Fate quindi attenzione, se il vostro gatto non beve mai o se, al contrario, beve in continuazione meglio farlo visitare dal veterinario.
venerdì 25 marzo 2016
PER NON PERDERE CANI E GATTI
I collari tecnologici permettono di localizzare gli animali smarriti e in commercio se ne trovano diversi. Uno dei più recenti è Semiperdo, che utilizza la tecnologia Nfc (Near Field Communication) la quale consente la comunicazione bidirezionale a distanza ravvicinata con la maggior parte dei dispositivi e degli smartphone oggi in commercio.
Molto pratico e leggero, è realizzato in modo da non dare nessun fastidio al quattro zampe. Infatti, il rilevatore satellitare è custodito in una specie di “bottone” che funge da chiusura. Basta avvicinare il cellulare a questo bottone e in pochi istanti al proprietario arriva una mail con la posizione del suo migliore amico.
Chi trova l’animale, inoltre, può chiamare direttamente o inviare un sms al proprietario, accostando il proprio smartphone al chip Nfc, leggendo il QR-code o, ancora, collegandosi all’indirizzo web indicato sull’oggetto. In automatico, inoltre, il sistema invia in tempo reale una mail ai recapiti inseriti, indicando su mappa la posizione rilevata. Con la funzione Safeguard, grazie all’integrazione con Google, è possibile vedere in una visuale soggettiva che cosa c’è intorno al cucciolo e conoscere l’itinerario più breve per raggiungerlo.
Semiperdo costa 15 Euro (acquistabile sul sito www.semiperdo.com) con 60 giorni di abbonamento al servizio di geolocalizzazione. Una volta terminato il periodo di prova invece il servizio costerà 5 euro l’anno.
giovedì 17 marzo 2016
IL DRAMMA DEGLI ABBANDONI
Molte volte accade che i cuccioli vengano regalati senza pensare al fatto che richiedono cure e tempo, cose che non sempre i padroni sono disposti a garantire. Quindi, spesso l'abbandono viene erroneamente considerato l'opzione più comoda e vantaggiosa. Si calcola che nel nostro Paese i cani randagi siano quasi 600mila, mentre i gatti più di 2 milioni e mezzo. Il periodo in cui si registrano i picchi massimi di animali abbandonati è quello estivo (25-30%). L'animale domestico diventa infatti un problema per chi deve partire per un viaggio o una vacanza.
Un altro momento critico è quello della caccia, durante il quale circa il 30% dei cani viene abbandonato perché non è adatto a quest'attività.
Se si assiste a un caso di abbandono fai può denunciarlo alle forze dell'ordine (Carabinieri/Polizia di Stato/Corpo Forestale/Polizie locali). A tale scopo è importante raccogliere tutti gli elementi necessari per individuare i responsabili dell'abbandono (numero di targa, etc..).
mercoledì 16 marzo 2016
PULIZIA A QUATTRO ZAMPE
In alcuni casi la toelettatura del gatto può essere utile, talvolta persino indispensabile. I gatti a pelo lungo devono essere spazzolati spesso per mantenere il mantello in buone condizioni ed evitare nodi. I gatti a pelo corto richiedono meno cure, ma unA volta ogni tanto una spazzolata li aiuterà a mantenere il mantello pulito e lucido, ed eliminerà qualche pelo svolazzante da casa vostra. Spazzole idonee si trovano facilmente nei negozi per animali. Generalmente non è necessario fare il bagno ai gatti, se non in casi particolari, per esempio se si è sporcato molto infilandosi in luoghi inadatti, come il motore di una macchina, oppure è entrato a contatto con sostanze nocive.
Decisamente più utile è il bagno per i cani, che può essere effettuato da professionisti in appositi locali o faidate in casa. Alcuni animal shop offrono anche la possibilità di lavare il quattro zampe autonomamente in loco, un stanza dotata di vasca e attrezzature. Ecco alcuni consigli per farlo bene. L’acqua dev’essere tiepida, né troppo calda né troppo fredda, attorno ai 30 gradi. Bisogna usare uno shampoo neutro adatto ai cani. Il cane non deve spaventarsi, quindi parlategli con calma e immergetelo nell’acqua un poco alla volta. A questo proposito il livello dell’acqua nella vasca non deve essere troppo alto e la testa della bestiola deve rimanerne sempre fuori. Inoltre, è meglio spazzolarlo prima di immergerlo, in modo da eliminare il pelo morto. Bagnate il cane, insaponatelo come se lo massaggiaste, poi risciacquatelo (sempre con acqua tiepida). Se necessario potete ripetere l’operazione. Svuotate la vasca dall’acqua, asciugate il cane prima con l’asciugamano poi con un phone che non sia troppo rumoroso o troppo potente. Alla fine il vostro cane sarà splendente e profumato.
venerdì 4 marzo 2016
CERCASI DONATORI DI SANGUE
Per ricompensare il generoso donatore, oltre a immortalarlo sulla nostra pagina Facebook e a consegnare un attestato al suo padrone, gli verrà offerto annualmente e gratuitamente il seguente pacchetto esami:
- Esami del sangue
- Esame urine
- Esame feci
- Tempi coagulazione
- Test filaria
- Profilo emoparassitario
- Visita cardiologica con elettrocardiogramma
Quali requisiti deve avere il cane per entrare nel programma? Ovviamente la disponibilità a presentarsi in clinica con una certa urgenza quando necessario. Infatti, per interventi programmati anche la donazione può essere programmata, ma in casi di emergenza (animali incidentati, ecc.) la chiamata può anche arrivare all’improvviso.
Altri requisiti:
- oltre 20 chilogrammi di peso
- età compresa tra 1 e 8 anni
- indole tranquilla
- profilassi vaccinale regolare
- profilassi filaria ed ectoparassiticida regolare
- disponibilità a effettuare una donazione ogni 3 mesi (se necessario)
- gruppo sanguigno DEA 1.1 negativo (gruppo universale)
Per iscriversi, o per richiedere qualsiasi altra informazione in merito, potete telefonare in clinica: 0331556605.
Ricordate, con la donazione potete salvare la vita di un cane in pericolo.
giovedì 3 marzo 2016
GATTI DISABILI
I gatti ciechi utilizzano gli altri loro acutissimi sensi, oltre alle vibrisse, per aiutarsi nei moventi. Un gatto cieco il più delle volte riesce a giocare e ad arrampicarsi quasi come uno vedente. Per aiutarlo a muoversi senza pericoli in casa, cercate di mantenere i mobili sempre nella medesima posizione (così una volta memorizzatili non andrà a sbattervi), e tenete chiuse finestre e porte di balconi da cui potrebbe cadere.
I gatti sordi sono in grado di imparare comandi manuali, basta avere un po’ di pazienza. Inoltre, evitate di piombargli all’improvviso alla spalle, non sentendovi potrebbero spaventarsi, e non fateli uscire di casa poiché non sono più in grado di sentire (e quindi evitare) le macchine se non si trovano davanti a loro.
Se a un gatto manca una zampa correrà meno velocemente e salterà meno in alto del solito, ma imparerà ben presto a muoversi con disinvoltura anche solamente con tre arti. Meglio, però, evitargli le uscite all’aperto se non sotto stretto controllo.
lunedì 22 febbraio 2016
GATTI, SANGUE, DONAZIONI
Anche i gatti hanno un gruppo sanguigno, che può essere di tipo A, B o AB. Quest'ultimo è il più raro. Non tutti i gruppi sono compatibili, per questo motivo prima di una trasfusione è necessario capire il gruppo di appartenenza sia del donatore sia del paziente. Se avete un gatto in buona salute, e volete fare una buona azione, potete farlo diventare un donatore. Il suo sangue aiuterà un altro gatto a guarire.
domenica 21 febbraio 2016
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