il nostro staff

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giovedì 5 novembre 2015

EMOZIONI BESTIALI


I cani amano? Odiano? Provano dolore? Da secoli filosofi e scrittori sostengono di sì, e ora anche la scienza si schiera a favore di questa ipotesi.
La dottoressa Patricia McConnell, autrice del libro “For the love of a dog”, spiega che le emozioni sono qualcosa di inafferrabile, ma che si può facilmente osservarne le conseguenze dato che causano nell’individuo variazioni organiche, mutamenti di espressione, e via dicendo. In altre parole, se si prova paura il corpo reagisce con sudorazione, irrigidimento dei muscoli, produzione di adrenalina, dilatazione delle pupille, ecc. Reazioni che in parte notiamo anche nei cani, senza contare che la paura è una delle emozioni base per la sopravvivenza. 
Il professore di biologia Mark Bekoff, in “The Emotionals life of Animals”, arriva ad affermare che “argomentare contro l’esistenza delle emozioni negli animali è cattiva biologia.” Questo etologo statunitense ha incentrato i suoi studi proprio sulla vita emozionale degli animali, abbinando l’osservazione sul campo con le ricerche scientifiche nel campo della neurologia e delle scienze comportamentali. Bakoff sostiene che è assurdo non riconoscere un’identità agli animali, considerandoli come individui, personalità ricche, con una mente collegata ad emozioni, esseri senzienti con complesse vite affettive. 
Il problema principale, nell’affrontare la questione delle emozioni dei cani (ma anche di altri animali), resta quello della dimostrazione. Un essere umano parla, quindi è in grado di comunicare con dovizia di particolari ciò che prova, e di discuterne con i propri simili. Un cane, invece, non può farlo. In realtà, non è del tutto vero, dato che anche i cani utilizzano forme di comunicazione proprie, come l’abbaiare o la gestualità del corpo (in particolare lo scodinzolare), ma sono certo meno sofisticate della parola, talvolta poco comprensibili dagli uomini e, soprattutto, scarsamente considerate da questi ultimi su un piano scientifico. Uno scienziato, Gregory Berns, ha pensato di risolvere il problema con un’esperimento semplice e complesso al medesimo tempo. Questo neuroscienziato americano per determinare l’esistenza e il tipo di sentimenti dei cani non si è basato sui comportamenti degli stessi, ma sull’attivazione di zone del cervello, comparando i dati con quanto avviene nelle persone. Per farlo, Berns ha dato vita al “Dog Project” e per circa due anni ha sottoposto dei cani a delle risonanze magnetiche, con l’obiettivo di comprendere quali parti del loro cervello si attivano in seguito a stimoli precisi. Partito con due cani appartenenti alla sua famiglia, ha allargato il numero di animali fino ad arrivare a una dozzina. La cosa più difficile è stata “convincere” i soggetti a effettuare il test. I cani volontari non erano né sedati né legati, altrimenti non sarebbe stato possibile studiare le funzioni di un cervello, soprattutto quelle attinenti la percezione e le emozioni. Tutti i proprietari dei cani sottoposti allo studio avevano la facoltà di abbandonare il test in caso di manifestazione di disagio del cane. È stato quindi utilizzato un addestratore per insegnare ai cani a entrare nel tunnel della risonanza magnetica e a rimanere perfettamente fermi per circa trenta secondi all'interno, senza essere spaventati dai rumori del macchinario. Dopo mesi di allenamento, prove ed errori, Berns è riuscito a tracciare le prime mappe cerebrali dei cani e a paragonarle con quelle dell’uomo. Nell'uomo si illuminano alcune parti cerebrali in associazione a sentimenti di piacere o in anticipazione di determinati eventi (cibo, amore e denaro). La parte cerebrale interessata è il "nucleo caudato" che è situato tra il ponte e la corteccia cerebrale. Lo stesso avviene con i cani, il cui nucleo caudale si attiva in presenza di cibo, o al sopraggiungere del proprietario oppure in presenza di odori umani, in pratica ogni qualvolta sono sottoposti a stimoli positivi, dimostrando che possono provare esperienze emozionali e che hanno un livello di sensibilità comparabile a quella di un bambino. 
Berns ha anche scritto un libro sull’argomento, “How Dogs Love Us”, nel quale ha intrecciato le esperienze quotidiane con i cani di famiglia con la suddetta ricerca, creando un testo di divulgazione di facilissima comprensione. Inoltre, si è posto una domanda: “Che cosa pensano gli animali?” La risposta è tutto sommato semplice: “Pensano quello che noi pensiamo”, ovvero non solo provano le nostre stesse emozioni, ma spesso le condividono, grazie a un legame con gli esseri umani sviluppato nel corso dei millenni. 
C’è poi la “questione” chimica, troppo complessa per essere esaurientemente trattata in questa sede, ma che necessita almeno di un accenno. Se le nostre emozioni sono frutto di reazioni chimiche che avvengono nel nostro cervello e nel sistema nervoso periferico, e se i cani “funzionano”, da un punto di vista chimico, all’incirca come gli esseri umani, perché non dovrebbero aver una sfera emotiva simile alla nostra? L’emissione della serotonina (neurotrasmettitore che nel sistema nervoso riveste un ruolo centrale nella gestione dell’umore) è tipica degli esseri umani come dei cani, giocando per entrambi un ruolo fondamentale nella regolazione delle emozioni.
Tutte queste disquisizioni scientifiche, per quanto estremamente importanti, appariranno tuttavia superflue a chi vive con un cane. Qualsiasi essere umano che abbia stretto un rapporto non superficiale con questi splendidi animali, affermerà con certezza che basta guardarli con attenzione negli occhi o osservarne i comportamenti per comprendere immediatamente quante emozioni passino per la loro testa.

mercoledì 28 ottobre 2015

GATTI & HALLOWEEN


Uno stupido pregiudizio sui gatti neri ritiene siano portatori di sfortuna. Una credenza che ha radici nel Medioevo, ed è possibile abbia avuto inizio poiché i gatti neri, poco visibili di notte, potevano finire tra le zampe dei cavalli o sotto le ruote delle carrozze causando incidenti. Ma più probabile è che il colore nero fosse abbinato all’oscurità, e quindi al male, idea cui si sommava il fatto che i gatti erano ben visti nelle religioni pagane. I gatti neri venivano così accusati di ogni sorta di stregoneria, di essere creature del diavolo e compagni di fattucchiere, finendo per essere attaccati persino dalla Chiesa cristiana. Tra le tante dicerie e malignità, la più diffusa è proprio quella del gatto nero portatore di malasorte, una stolta convinzione che ha provocato l’uccisione di una moltitudine di queste innocenti creature. 
I gatti neri, inoltre, venivano spesso associati alle streghe. Già nel 1600 molti credevano all’esistenza della fattucchiere, ritenendole legate al diavolo e che andassero perseguite, arse sui roghi per essere “liberate” dal male. Stessa sorte toccava ai gatti, considerati incarnazione stessa delle streghe, ritenuti animali che comparivano dal nulla durante la notte. Per questo in quegli anni di superstizioni e fervore religioso repressivo, tutti i gatti venivano perseguitati, sia da protestanti sia da cattolici, tanto che in Europa si rischiò l’estinzione della specie. Ai gatti neri, tuttavia, veniva riservato un trattamento peggiore di altri. Per farla breve, con la nascita della festa di Halloween, nella quale streghe e mostri vari diventano protagonisti, anche i gatti neri rivendicano il proprio spazio. Fortunatamente non siamo più nel 1600, quindi sono diventati un aspetto divertente e folcloristico della festa, immortalati su poster e cartoline, maschere e dolciumi vari. Attenzione, qualche idiota che se la prende con i gatti neri però è rimasto in giro, quindi fate attenzione ai vostri amici a quattro zampe durante il periodo di Halloween.







sabato 24 ottobre 2015

SEI CONSIGLI PER HALLOWEEN


La festa delle streghe si avvicina e viverla con i propri animali può essere divertente, se si mettono in atto alcune importanti precauzioni. 

1 Non fate uscire di casa i vostri amici animali da soli durante la notte di Halloween (ma neanche durante il giorno e in quello successivo). Purtroppo qualche stupido potrebbe interpretare male la festa ed essere troppo esuberante, o pronto a fare scherzi cattivi agli animali, in particolare ai gatti neri.

2 Non date dolcetti a cani e gatti. Ciò che è buono per uomo può rivelarsi letale per un animale, come il cioccolato.

3 Attenzione alle candele accese e alle zucche lanterna con fuoco, poiché gli animali possono bruciarsi. Meglio quelle con lucine a batterie. Inoltre, cuccioli troppo esuberanti potrebbero mangiarsi le candele profumate, molto nocive per il loro stomaco.

4 Vestire il vostro cane a tema può essere divertente, ma non fatelo se l’animale è riluttante. E, in ogni caso, limitatevi a cose molto semplici (tipo un cappello) che non gli diano fastidio e non gli impediscano di muoversi liberamente.

5 Trattandosi di un giorno ricco di confusione, il vostro animale potrebbe essere impaurito o scappare. Assicuratevi, quindi, che indossi un collarino col vostro numero di telefono.

6 Se distribuite dolcetti ai bambini che bussano alla vostra porta, assicuratevi che i vostri animali non si trovino nella stanza con la porta d’ingresso. Potrebbero spaventarsi di fronte a sconosciuti abbigliati in modo stravagante e scappare. Oppure potrebbero mordere i nuovi arrivati scambiandoli per persone pericolose.

martedì 20 ottobre 2015

RIDURRE I RUMORI


Ridurre i rumori in clinica significa anche ridurre lo stress dei pazienti a quattro zampe. Già preoccupati per trovarsi in un ambiente sconosciuto, i nostri amici animali possono infatti spaventarsi e innervosirsi se sottoposti a stimoli sonori troppo forti. Ecco quattro consigli per limitare tale problema.

1 Modulare il tono della voce. Usare la voce come se si fosse a una cena romantica, non a un concerto rock.

2 Eliminare la suoneria del cellulare. Meglio usare la vibrazione, o comunque impostare una suoneria tranquilla e molto bassa.

3 Comportarsi in modo calmo in sala d’attesa. Aspettando il proprio turno per la visita, non parlare molto e farlo con tono basso e pacato. Evitare di far abbaiare il proprio cane in presenza di altri animali.

4 Prestare attenzione alle porte. Aprire e chiudere le porte dell’ambulatorio e quelle delle gabbiette con calma e senza sbatterle.

giovedì 8 ottobre 2015

IL FUMO FA MALE (anche) AGLI ANIMALI

Che il fumo passivo faccia male agli uomini lo si sa da molto tempo, anche se limitarlo è stata (e per certi versi lo è ancora) una dura battaglia. Ora un paio di associazioni veterinarie inglesi, la BVA (British Veterinary Association) e la BSAVA (British Small Animals Veterinary Association) segnalano che il fumo passivo crea problemi anche ai nostri amici a quattro zampe. A confermarlo, un recente studio (2012) finanziato da PetSavers, una divisione della British Small Animal Veterinary Association che ha dimostrato una correlazione tra i livelli di nicotina rilevati nel pelo dei cani e la loro esposizione alle sigarette in casa. Proprio come accade con gli uomini, l’esposizione dei cani e dei gtti al fumo passivo può causare seri danni alla loro salute, fino ad aumentare il rischio di sviluppare il cancro.

martedì 6 ottobre 2015

martedì 22 settembre 2015

ATTENTI AL FUOCO


Per gli animali, soprattutto i gatti, le fonti di calore sono uno dei pericoli principali. I felini amano il caldo, ma sono abbastanza furbi da non gettarsi nel fuoco. Tuttavia, avvicinandosi alle fiamme dei fornelli possono bruciarsi il pelo, i baffi e le sopracciglia. In genere questo non comporta danni, ma se la zona di pelo che prende fuoco è vasta le cose cambiano. Più pericolose sono le pentole piene d’acqua bollente, perché rovesciandosele addosso potrebbero procurarsi ustioni peggiori che non col fuoco. Si consiglia quindi di usare sempre i fuochi del fornello più lontani da terra, di non lasciare pentole in bilico o prive di coperchio. Attenzione anche a camini e stufe. Per i primi, meglio dotarli di parascintille, poiché i gatti amano appisolarsi davanti alle fiamme e qualche scintilla vagante potrebbe colpirli. La stufe, pur non presentando fiamme aperte, sono le più pericolose poiché sono roventi e, non sapendolo, il gatto di casa potrebbe saltarvi sopra ustionandosi i polpastrelli. Stufe a legna sono quindi sconsigliate se si hanno gatti, nessun problema invece con quelle a pallets la cui superficie non scotta. 
Se nonostante tutte queste precauzioni il gatto dovesse scottarsi, per il primo soccorso delle ustioni leggere si deve applicare acqua fredda o un impacco di ghiaccio lasciandolo in contatto per 15 minuti. Non bisogna invece spalmare olio, burro o pomate.

mercoledì 16 settembre 2015

RINGHIO O SORRISO?


Spesso, i pericoli per un bambino arrivano non dal proprio animale di casa, ma da animali estranei. Un bimbo abituato a vivere con un gatto o un cane, avendo sviluppato un ottimo rapporto con loro tenderà a fidarsi di altri animali incontrati altrove. Non è detto, però, che questi ultimi siano egualmente socievoli, soprattutto se il bimbo mostra verso di loro un atteggiamento esuberante, o se si tratta di cani chiusi dietro un cancello (quindi in una situazione di difesa del territorio). Risulta quindi necessario spiegare al bambino che con gli animali estranei deve mantenere un atteggiamento più prudente, avvicinandoli poco alla volta. Secondo alcune ricerche, inoltre, pare che i bambini sotto i sette anni di età facciano fatica a distinguere gli avvertimenti dei cani, scambiando i denti scoperti di questi ultimi per un sorriso. L’adulto deve quindi intervenire per fornire al piccolo i primi rudimenti della comunicazione canina.

lunedì 14 settembre 2015

ATTENTI AL GATTO!

Dopo il post dedicato ai cartelli sui cani da guardia, non potevamo esimerci dal fare lo stesso con i gatti. E voi avete un cartello che metta in guardia i passanti riguardo la pericolosità del vostro micio?














domenica 13 settembre 2015

IL GATTO SI È MANGIATO I COMPITI!


Di solito sono i cani a essere additati come voraci divoratori di ogni tipo di oggetto trovato per casa, a tal punto che la frase "il cane mi ha mangiato il compito" è diventata una scusa plausibile per gli studenti pigri. Ma recenti studi hanno dimostrato che anche i gatti non sono immuni da tali incidenti. Veterinari hanno dovuto estrarre chirurgicamente dall'apparato digerente dei gatti monetine, minuscoli pezzi di giocattoli, palline, ossicini, elastici, persino SIM di cellulari. Come accorgersi se un gatto ha effettivamente ingerito qualcosa che non è in grado di espellere? Se non lo avete visto farlo, comunque potate notare se la bestiola è inappetente, letargica, rimette frequentemente senza in realtà rigurgitare nulla. Appurato che c'è qualcosa che non va, e se avete il sospetto che il problema sia dovuto a un corpo estraneo non sottovalutate il problema, perché non si risolverà da solo. Rivolgetevi al veterinario, che farà una radiografia e deciderà se è necessario un intervento. Chissà, il vostro gatto potrebbe avere ingoiato il biglietto vincente della lotteria…

giovedì 3 settembre 2015

CHE LINGUACCIA!


La lingua dei gatti è dotata di papille molto ruvide, che risultano molto utili per la rimozione dello sporco e dei peli morti dalla loro pelliccia. Per questo motivo la sensazione che si prova quando si viene leccati da un gatto è simile a quella sperimentata toccando della carta vetrata. Un leggero fastidio, talvolta anche solletico, che può aumentare se il gatto si fa insistente ed esercita una forte pressione. Dopotutto, per farsi belli bisogna soffrire un po’.